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La bioarchitettura, di cui si sente tanto parlare, e non sempre con cognizione di causa, è una disciplina che ha precisi principi e canoni. Si tratta di una tipologia architettonica creata per trovare un equilibrio tra il benessere di chi abita la casa e quello della natura e dell’ambiente che si trovano intorno alla casa stessa.
Al fine di realizzare un edificio bioarchitettonico, bisogna occuparsi della struttura, dei materiali da costruzione, degli impianti e, non ultimi, degli arredi. Soltanto se tutti questi elementi vengono coinvolti nella progettazione, l’edificio potrà dirsi effettivamente bioarchitettonico.
Il boom della bioarchitettura
In questo decennio e nel precedente si fa un gran parlare di bioarchitettura; perché prima non accadeva? Da cosa è nato il boom che ha interessato il settore? Come tutti i fenomeni di massa, infatti, esso deve avere certamente un inizio in qualche avvenimento. L’esplosione di interesse per tipologie innovative di architettura e metodi di costruzioni nasce dalla presa d’atto, da parte di una fetta importante della popolazione, dell’importanza del benessere personale e familiare nella vita di ogni giorno.
Finalmente le persone stanno iniziando a comprendere che il benessere significa in primo luogo salute e che per avere la salute è necessario porre grande attenzione a ciò che si mangia, con cui ci si veste, che si respira e all’ambiente in cui si abita. Stiamo iniziando, tutti, a comprendere che gli elementi tossici o comunque poco rispettosi della salute umana, animale e della natura tutta devono essere abbandonati e che esistono alternative rispondenti al rispetto dell’ambiente e della salute.
Questo nuovo interesse per l’impatto etico di ciò che facciamo sull’ambiente si sta diffondendo, seppure non velocemente come avrebbe dovuto; da qui il boom della bioarchitettura. Inizialmente vi è stata una riscoperta degli elementi naturali come il legno e poi pian piano la sensibilità si è allargata a tutto ciò che è compreso nella costruzione e nell’arredamento di un immobile.
Di necessità, virtù
Di fatto, gli studi inerenti la bioarchitettura iniziano negli anni ’70 in alcuni paesi tra cui la Germania. Una delle spinte più importanti viene dalla crisi energetica del 1973 che comincia a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di trovare nuove forme di energia, alternative a quelle legate al petrolio ed ai suoi derivati. Da questa necessità nasce l’architettura bioclimatica, altro nome con cui si definisce la bioarchitettura. Sulla scia dei timori suscitati dalla crisi petrolifera, nel mondo della progettazione edilizia iniziano studi inerenti la possibilità di alimentare le abitazioni con nuove forme di energia e soprattutto con quella più disponibile e costante: l’energia solare. I risultati diventarono velocemente incoraggianti e gli studi cominciarono ad interessare altri paesi europei, gli Stati Uniti ed alcuni Stati illuminati del continente africano.
Una novità con radici antiche
Tutto ciò non era, tuttavia, completamente nuovo: nel 1936 l’architetto F. Lloyd Wright aveva progettato la famosa casa sulla cascata, la Fallingwater house, in cui aveva realizzato un prototipo di abitazione bioclimatizzata.
L’interesse per la bioarchitettura comunque, è diventato predominante in questi ultimi decenni, in cui ci siamo resi conto che ciò che distruggiamo non è sempre ricostruibile. La grande sfida della bioarchitettura è quella di ideare edifici in cui si produca in loco l’energia necessaria per l’edificio stesso. Un immobile con queste caratteristiche oggi è chiamato inerme, nel senso che, l’energia necessaria è prodotta dallo stesso edificio e, alla fine del processo, non c’è né guadagno né perdita.
Il segreto dello sfruttamento degli elementi naturali rinnovabili (sole, vento) ha avuto le sue basi nello studio attento di specifiche leggi naturali: l’orientamento, l’isolamento termico, la ventilazione, la deumidificazione, l’incidenza dei fenomeni atmosferici sia in inverno che in estate. Il primo, semplice risultato è lo sfruttamento dell’energia solare per l’illuminazione. Ciò adesso ci sembra naturale, diremmo lapalissiano, ma non dimentichiamo che veniamo dai decenni (anni ’70 e ’80) dello spreco assoluto, dell’abuso indiscriminato di tutto ciò che la natura aveva messo a nostra disposizione. Per raggiungere i risultati odierni, molti studiosi si sono affidati alla saggezza arcaica, ossia hanno studiato i metodi utilizzati dalle popolazioni tribali di ogni latitudine, i cui studi sulle proprietà del sole, per esempio, sono risultati sorprendentemente avanzati. Diciamo pure che i giovani architetti dei nostri anni si sono appoggiati sulle spalle dei loro predecessori di millenni fa.
Bioarchitettura: l’importanza dei materiali
Sulla scia di questa riscoperta della natura, è nata, in questi decenni, una generazione di architetti, designer ed arredatori la cui mission è proprio quella di costruire oggetti, mobili ed immobili, in linea con il rispetto della natura e capaci di sfruttare in modo etico le potenzialità degli elementi naturali. Pian piano questo pensiero si sta trasferendo anche sugli aspetti puramente estetici ed oggi gli immobili e gli elementi di arredamento sono sempre più belli da vedere, oltre che pratici da usare.
Andando avanti la ricerca, gli edifici sono diventati sempre più belli da vedere, sempre più vivi grazie all’utilizzo degli elementi naturali: luce, acqua, vento, vegetazione ed addirittura suoni grazie ai quali è possibile mettere l’edificio stesso in rapporto diretto con l’ambiente circostante.
Assume un’importanaza sempre maggiore la scelta dei materiali che vengono scelti secondo i criteri di: elevato rendimento e limitato impatto ambientale.I materiali che sembrano rispondere meglio a tutte queste richieste sono il legno, la pietra, il gesso e la calce.
Questa nuova concezione ha comportato uno studio accurato dei procedimenti e dei costi di produzione legati ad essi ed anche delle emissioni eventualmente prodotte, siano esse nocive o meno. Per rispondere a queste nuove esigenze si sono progressivamente sostituiti vernici e pitture chimiche, colle e smalti con vernici ricavate da pigmenti naturali, cera d’api, etc.
La bioarchitettura è una scienza giovane e, come tutte le scienze, è in continua evoluzione. Non esistono leggi indiscusse ma principi da perfezionare ed approfondire. L’attenzione per il benessere e la salute, però, che ne sono alla base, rappresentano una garanzia di serietà ed impegno etico che conviene tener presenti nella costruzione di un nuovo edificio.